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Appello alla trasparenza per Skype

29 gennaio 2013

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Sono 106 i soggetti (organizzazioni, privati, singoli cittadini, esperti del mondo di interner, giornalisti) che hanno presentato alla Microsoft e ai dirigenti di Skype una lettera aperta nella quale chiedono “maggiore trasparenza sulle politiche di privacy”. Nel testo, pubblicato su un apposito sito web, in 5 punti si domanda maggior correttezza da parte dell’azienda che con l’acquisizione è passata dalla giurisdizione europea a quella statunitense, che ha regole ben diverse in ambito di trasparenza e utilizzo dei dati personali.

Degli oltre 600 milioni di utenti che in tutto il mondo usufruiscono di Skype, come si legge nella lettera, “molti lo fanno per comunicazioni sicure, in quanto si tratta di attivisti che operano in Paesi governati da regimi autoritari, di giornalisti che comunicano con fonti segrete” o semplicemente di utenti che vorrebbero confidare i loro fatti privatamente ai propri interlocutori. Per questi utenti, però, è difficile capire quanto realmente resteranno private le loro conversazioni. E soprattutto, quante possibilità ci siano che i governi o terzi possano avere accesso ai propri dati e alle proprie comunicazioni attraverso Skype.

Tali preoccupazioni hanno portato molti di loro a firmare l’appello per la pubblicazione, da parte dell’azienda, di un “Trasparency report” aggiornato, che dia loro informazioni precise sul trattamento dei dati personali e sulla protezione delle conversazioni.

Nel primo quesito si chiede di rendere nota a tutti “la quantità di informazioni sull’utente che Skype trasmette a terzi, disaggregati per Paese d’origine della richiesta, comprendendo il numero di richieste da parte dei governi e il tipo di dati richiesti”, possibilmente anche indicando “dettagli specifici su tutti i dati degli utenti che Microsoft e Skype raccolgono attualmente, e le politiche per la loro conservazione”.

E l’appello diventa più specifico al punto 4, quando chiede “la documentazione sulle attuali relazioni tra Skype e TOM Online in Cina e altre terze parti che hanno attualmente licenza d’uso della tecnologia di Skype”.

Ma non solo. La lettera aperta sottolinea anche come Google, Twitter, Sonic.net pubblichino già questi dati, ogni 6 mesi, ragione per cui sarebbe giusto e necessario che anche  Microsoft cominci ad adeguarsi.

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