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BitTorrent, utenti spiati mentre scaricano

6 settembre 2012

Che la Rete fosse affollata di soggetti interessati a sapere quanti sono i pirati, chi sono e che cosa scaricano era una notizia di dominio pubblico, ma finora non era nota la portata del fenomeno. A gettare luce sulla questione è uno studio condotto presso l’Università di Birmingham (e disponibile in formato PDF), secondo il quale chi scarica tramite BitTorrent i file in quel momento più popolari viene individuato entro tre ore.

I ricercatori hanno infatti tenuto sotto controllo i 100 contenuti più popolari condivisi tramite il famoso protocollo e scoperto che vi sono diverse società attive nel monitorare tramite appositi software quanti li stanno scaricando: su ogni utente che scarica vigilano almeno 10 organizzazioni. Si tratta di soggetti in parte riconducibili ai detentori del copyright e in parte società terze che agiscono per conto di non meglio identificati clienti.

Per venire individuati non è necessario scaricare grandi quantità di materiale: è sufficiente effettuare il download di un solo film per lasciare tracce sufficienti a far risalire i curiosi all’indirizzo IP da cui è pervenuta la richiesta; né sono completamente efficaci le blocklist che dovrebbero impedire la connessione a quegli indirizzi adoperati dai detentori dei diritti d’autore.

Certamente un indirizzo IP non identifica automaticamente la persona, e anche un’eventuale associazione con l’intestatario di un abbonamento con un ISP richiede l’intervento di un giudice. Tuttavia è interessante e preoccupante vedere che ci sono tante organizzazioni interessati e seguire i “pirati”.

“Questo lavoro” – spiega il dottor Tom Chothia, uno degli autori – “rivela le proporzioni reali del monitoraggio dei condivisori di file illegali. Pressoché chiunque condivida film e brani musicali popolari illegalmente finirà connesso a un sistema di monitoraggio e si ritroverà con il proprio IP loggato da qualche parte. Quanto all’uso che verrà fatto di queste informazioni, soltanto il tempo ce lo dirà”.

D’altra parte, lo studio mostra anche che i dati raccolti e in passato utilizzati in tribunale come prova spesso sono inaffidabili: una piccola discrepanza nell’ora registrata dai log può infatti portare a puntare il dito contro l’indirizzo IP sbagliato.

Inoltre “tutti i sistemi di monitoraggio osservati nel corso dello studio si connettono ai condivisori che ritengono responsabili della condivisione di contenuti illegali e verificano che stiano eseguendo il software BitTorrent, ma non registrano alcun file condiviso. Quindi si può discutere se tali sistemi possiedano prove che reggerebbero in tribunale” spiega ancora il dottor Chothia.

Occorre poi aggiungere che il monitoraggio dei singoli utenti, a meno che non sia condotto dall’autorità, è vietato da una direttiva europea come ha sottolineato anche il Garante per la Privacy quando si è occupato del “caso Peppermint“.



 
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