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Crimini informatici: in Italia costano ai consumatori 2,5 miliardi di euro

23 settembre 2012

Il Norton Cybercrime Report 2012, studio annuale ad opera della sussidiaria di Symantec che analizza in dettaglio la natura e l’impatto delle azioni degli hacker e dei pirati informatici a danno degli utenti consumer, non regala buone notizie.

Rispetto allo scorso anno, i casi direttamente associabili ai social network e ai dispositivi mobili sono infatti in aumento, con circa il 21% del campione degli intervistati (13mila adulti, di età compresa tra i 18 e i 64 anni, censiti da StrategyOne in 24 Paesi nel corso del mese di luglio) vittima di un attacco scagliato attraverso gli smartphone (le cui vulnerabilità sono raddoppiate nel 2011 rispetto all’anno precedente) o i profili di Facebook e Twitter.

Ciò che più balza all’occhio del rapporto sono i numeri relativi ai costi diretti (e quindi oneri finanziari subiti a causa di frodi, furti e riparazioni di device) generati dalle attività dei cybercrinali negli ultimi 12 mesi: 110 miliardi di dollari a livello globale e poco meno di 2,5 miliardi di euro a livello italiano. Il tutto come frutto di un costo medio per vittima di 197 dollari (per i 24 Paesi) e 275 euro (per l’Italia) e di un numero di vittime di 556 e 8,9 milioni rispettivamente.

Numeri impressionanti, iperbolici se consideriamo che mediamente sono 18 le persone che ogni secondo nel mondo sono attaccate, per un totale di 1,5 milioni nelle 24 ore. E che vedono estremamente penalizzati gli internauti italiani, visto e considerato che gli adulti online interessati dal cybercrimine sono stati nell’ultimo anno il 40% del totale (la percentuale sale globalmente addirittura al 46%).

Tendenza certo non sconosciuta, il fatto che gli hacker abbiano sfruttato in diversi modi i social network per finalizzare attività criminose mette di conseguenza a nudo la non adeguata sicurezza di questi strumenti. Che hanno visto, questa la portata del fenomeno, un utente italiano su 10 subire una violazione del proprio profilo online da parte di qualcuno che ne ha assunto l’identità e un altrettanto 10% di assidui frequentatori di Facebook & Co. essere rimasto vittima di link fraudolenti o contraffatti.

La causa principale del propagarsi degli attacchi? Anche questa nota: la scarso ricorso a soluzioni di protezioni delle minacce. Stando al rapporto di Norton, solo il 33% degli utenti italiani (la percentuale sale al 44% su scala globale), utilizza effettivamente un software in grado di assicurare la dovuta sicurezza dei propri dati e solo il 45% usa le impostazioni di privacy per controllare le informazioni che condivide con i propri contatti. Un altro campanello d’allarme da non trascurare riguarda infine la percentuale di utenti, pari al 44% in Italia e al 40% nei 24 Paesi oggetto di studio, che non utilizza password complesse o cambia le proprie parole chiave di frequente.

All’aumentare delle attività criminali e al livello di sofisticazione degli attacchi non corrisponde in buona sostanza una pari crescita di attenzione da parte degli internauti. Il 43% degli adulti online, questo un altro dato emerso dal rapporto di Norton, non sa che il malware può operare in modo discreto, rendendo cioè difficile stabilire se un computer sia stato compromesso o meno e si sia quindi rimasti vittima di un attacco dei cybercriminali. Che spesso e volentieri sfruttano a proprio vantaggio uno degli strumenti più utilizzati in assoluto da chi opera nel Web, il proprio account di posta elettronica. Troppo spesso, a quanto pare, protetto da password troppo semplici da decifrare e cambiate troppo di rado.

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