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Il supercomputer Roadrunner va verso la pensione

2 aprile 2013

Supercomputer

Si intravede il capolinea per Roadrunner, il supercomputer che nel 2009 rappresentava il non plus ultra del calcolo ad alte performance (HPC) ma che oggi non fa che rubare spazio a discendenti molto più performanti ed efficienti presso il Los Alamos National Laboratory negli Stati Uniti.

Roadrunner è stato il primo supercomputer a raggiungere la classe petaFLOPS – un milione di miliardi di calcoli in virgola mobile al secondo – con un’architettura ibrida ideata da IBM e composta da 12.960 processori PowerXCell 8i – versione custom della stessa CPU Cell usata da Sony su PlayStation 3 – e 6.480 processori dual-core Opteron (AMD) accanto a 114 terabyte di memoria e 1,09 milioni di terabyte di storage.

Proprio questa sua caratteristica ibrida ha rappresentato un’idea pionieristica, dicono ora i responsabili della divisione HPC di Los Alamos, visto che “Roadrunner ha dato occasione a tutti di pensare a nuovi modi di realizzare un supercomputer” e che i nuovi sistemi includono “processori specializzati” nella stessa maniera del supercomputer di Big Blue.

Ma ora il tempo di Roadrunner volge al termine, visto che il sistema è stato surclassato da supercomputer ben più capaci ma anche (soprattutto?) più efficienti nel consumo di energia elettrica: a titolo di confronto, il sistema Juqueen di IBM in servizio in Germania offre performance 4 volte superiori a Roadrunner ma consuma molto meno (1.970 kilowatt contro 2.345 kilowatt).

Prima di essere smantellato liberando oltre 550 metri quadri di spazio utile, però, a Roadrunner verrà concesso un altro mese di “vita” digitale con l’esecuzione di esperimenti scientifici quali ricerche sull’uso della memoria da parte dei sistemi operativi e l’ottimizzazione nel routing dei dati. Nulla a che vedere con il data crunching di “prima”: decadimento del materiale nucleare, comportamento dei nanotubi, simulazione di un universo in miniatura composto da 70 miliardi di particelle singole.