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Adobe stacca la spina a Creative Suite

11 maggio 2013

Adobe Logo

Per i grafici e i creativi di tutto il mondo – professionisti e semplici appassionati – si tratta di una specie di rivoluzione: Adobe ha annunciato che non ci sarà alcuna Creative Suite 7. A giugno, come ci si aspettava, l’azienda aggiornerà i vari software – a partire da Photoshop – ma si tratterà di cambiamenti minori che serviranno a preparare alla nuova era: l’ultima versione della collezione di programmi sarà per sempre la Creative Suite 6.

Tutto ciò non significa che Adobe abbia intenzione di ritirarsi dagli affari: invece, ha deciso che i tempi sono maturi per passare dai software boxed direttamente al cloud computing. Photoshop e soci, infatti, continueranno a vivere – tranne Fireworks, per il quale la campana suona già a morto – sotto forma di Creative Cloud, la formula in abbonamento lanciata lo scorso anno insieme alla Creative Suite 6.

A rigore di definizione non si tratta, in realtà, di vero e proprio cloud computing quanto di un download con una verifica periodica delle licenze tramite Internet (per esempio ogni 30 giorni se si sottoscrive un piano annuale, con 180 giorni di “franchigia” per poter continuare a lavorare anche in assenza di connessione). È presente comunque la possibilità di archiviare i propri file sui server dell’azienda per accedervi da diversi dispositivi.

Adobe preferisce che gli utenti, anziché spendere sostanziose somme tutte insieme per garantirsi l’ultima versione dei software, versino il proprio obolo in comode rate mensili, a partire da 24,59 euro al mese per chi si accontenta di alcune app; chi vuole tutte le app in versione completa si prepari a spendere 61,49 euro al mese se sottoscrive un contratto annuale, o 92,24 euro al mese se vuole mantenere la libertà di recedere in qualsiasi momento.

I motivi che hanno spinto Adobe a questa mossa, per come li ha spiegati l’azienda stessa, riguardano l’incredibile velocità di adozione delle proposte cloud, la semplicità che deriva dall’avere un’unica piattaforma da mantenere e la possibilità di rilasciare piccoli aggiornamenti frequenti anziché corposi aggiornamenti una volta l’anno.

Sebbene i dirigenti lo neghino, il sospetto che un buon peso nel prendere questa decisione abbia avuto il pensiero di poter in tal modo stroncare la pirateria è ben vivo: se non c’è più alcun Photoshop da acquistare, non c’è più nemmeno alcun Photoshop da crackare. Anche se, ovviamente, non bisogna sottovalutare le risorse e la fantasia dei pirati.